Per i Bumps, Morricone è “al di sopra di ogni sospetto”
15 aprile 2016 By admin
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4sMancava ancora qualche anno alla fine del secondo millennio, e a Bari c’era un interessante appuntamento alla chiesa di san Giuseppe, dove il figlio di Ennio Morricone, Andrea, presentava delle sue composizioni nel suggestivo scenario delle sacre mura di corso Sonnino. Non c’era molta gente ad occupare i lunghi banchi, i musicisti si stavano preparando davanti all’altare, e nell’attesa parlavo con la mia fidanzata e sua sorella delle meravigliose colonne sonore del celebre papà del giovane compositore. A un tratto guardai dietro di me, seduto sul banco alle mie spalle c’era un maturo signore con gli occhiali, accanto a lui una signora più o meno della sua stessa età. Se ne stavano in silenzio, ad osservare come noi i preparativi. “Ragazze, incredibile! Sapete chi c’è dietro di noi? Il maestro! Scion scion, scion scion…..”. Non mi volevano credere. Si arresero quando un ragazzo si avvicinò alla coppia per dire solo: “Maestro, posso salutarLa?”.

Ha ragione Tarantino quando, in occasione del ritiro del Golden Globe 2016 per la migliore colonna sonora assegnato al suo film, dichiara con esaltato orgoglio che Morricone è un compositore di altissima levatura, al pari di Mozart, Beethoven, Schubert. Come non dargli torto. Una fortunata coincidenza ha voluto che queste parole del buon Quentin, dopo essere rimbalzate trionfalmente da una parte all’altra del “globo”, abbiano preceduto di pochi giorni una felice iniziativa curata da Mike Zonno, musicista barese curatore, tra le altre cose, di “Jazz al cinema”, rassegna di concerti e rivisitazioni di grandi colonne sonore. “Morricone Sountracks” s’intitolava lo spettacolo presentato sul palco del Nicolaus Hotel di Bari domenica scorsa 17 gennaio, dove i Bumps & special guest presentavano il loro nuovo lavoro discografico (autoprodotto), “Al di sopra di ogni sospetto” della Bumps Records. I Bumps, trio al secondo album dopo il bellissimo “Playin’ Italian Cinedelics”, vero e proprio omaggio al cinema italiano minore (e non) degli anni 60 e 70, ex “Tàngheri” (con rigoroso accento autocritico sulla prima vocale), hanno proseguito il loro particolare percorso di passione cinemusicale con il “padre” di tutte le colonne sonore. Ad omaggiare l’arte compositiva di Morricone, accanto ad Antonio Di Lorenzo (batteria), Davide Penta (basso) e Vince Abbracciante (fisarmonica e hammond), anche l’estro e la meravigliosa tenacia del maestro Vincenzo Deluci alla sua slide trumpet. Un lavoro coraggioso, dal suono sperimentale e dilatato, che sin dal brano d’apertura, lo stesso di concerto e cd, “C’era una volta il west”, porta l’ascolto ben al di là degli immensi spazi della frontiera americana, sporcato dai vortici sonori esaltanti e tristi, guidati con melanconica fierezza dal suono magmatico della tromba di Deluci. Nel cinema di Sergio Leone la musica di Morricone era talmente importante che il regista romano usava girare le sue scene sul set con l’impiego delle relative musiche scritte dal maestro, e nella cosiddetta “trilogia del dollaro” si moltiplicavano i suoni sporchi, rumori astratti, urla come latrati, infinite contaminazioni musicali che nell’esecuzione dei Bumps vengono tradotte con l’energica sinergia di percussioni/basso/hammond, contrappuntate dal suono, libero di fluttuare, della tromba dai pistoni animati di uno straordinario Deluci. E dopo i chiarissimi occhi di Henry Fonda di “Once upon a time in the west”, alle spalle dei musicisti compare luminoso il manifesto di “Giù la testa” (“…coglione”, come cerca di consigliare James Coburn a Rod Steiger, per proteggersi da una delle sue letali esplosioni), e la fisarmonica di Vince Abbracciante duetta morbida e ballerina con il fischio ipnotico di Deluci, nel più classico e magnetico degli “Sean Sean” reso immortale da Edda Dell’Orso. E poi il graffiante arrangiamento del capolavoro di Elio Petri, “Indagine su un cittadino….”, la cui seconda parte del titolo dà giustamente il titolo a questo eccellente lavoro dei Bumps; e due estratti dall’ultimo capolavoro di Leone, “C’era una volta in America”, ed una suggestiva visione intercettata da frequenze in viaggio disordinato di “Nuovo Cinema Paradiso”, con il tema principale (quello sì, davvero scritto dal giovane rampollo di papà Ennio) sollevato plasticamente dalla mirabile tromba di Deluci sulla platea del Nicolaus, silenziosamente assorbita nel culto (devoto quasi) di questa porzione di storia del cinema. Contorni prepotentemente lounge hanno poi arricchito la proposta di “Metti, una sera a cena”, giri di basso di Penta, cupi e profondi, hanno accompagnato l’hammond insistente all’inseguimento di una delle melodie più geniali e amaramente languide di sempre come il tema del “Clan dei Siciliani” (con il magnifico trio Delon/Gabin/Ventura). E con orgoglio l’esausto Antonio Di Lorenzo, “…non ho più l’età per certe cose”, vecchio ma pur sempre appassionato agitatore di bacchette sulle sue percussioni, annuncia con dolore ed orgoglio l’omaggio ad un artista del nostro tempo scomparso troppo presto, un “Heroes” come David Bowie.
Dopo un bis a richiesta (da Mike Zonno) per “Here’s to you” dalla baeziana versione di “Sacco e Vanzetti”, il finale con la “ciclica chiusura” del brano iniziale, spento da un frammento di dialogo originale dal film, in distorsione silenziosa. Gli applausi numerosi della sala gremita, tutti per i musicisti raccolti in gruppo, abbracciati dietro la carrozzina del grande Deluci, e per l’ennessima felice intuizione di Mike Zonno e i suoi concerti di “Jazz al cinema”.

Mimmo Gregorio

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